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Risale all’anno scolastico 2017/2018 l’ideazione del progetto Monumento non monumento, a seguito del quale inizia una collaborazione tra la Fondazione Nuto Revelli e il liceo artistico Ego Bianchi interrotta dalla pausa forzata imposta dall’emergenza sanitaria, che ha ritardato l’installazione e l’inaugurazione della mostra collettiva “L’anello forte” nata dall’impegno di studenti e insegnanti.

Da una prima genesi creativa, frutto del lavoro della studentessa Sveva Signorile ormai dedita agli studi universitari, l’opera è stata raccolta e reinterpretata da altre studentesse del liceo artistico: insieme hanno realizzato le tre sculture in terracotta refrattaria bianca, oro e legno che compongono la mostra collettiva ora esposta all’interno della Baita Perona a Borgata Paraloup.

Giorgia Rocca, Letizia Morra, Michela Beccaria, Cristina Decastelli, Giada Bertano e Valentina Selo hanno raccolto una sfida non banale, lanciata in occasione del centenario della nascita di Nuto Revelli dalla Fondazione omonima. L’invito era quello di realizzare un’opera visiva sì dedicata allo scrittore, partigiano e ricercatore della memoria contadina – in particolare quella femminile –, ma la creazione-installazione avrebbe dovuto rispecchiare il pensiero stesso di Revelli e il modo in cui egli conduceva il suo lavoro di ascolto e ricerca. Parlando di sé sempre come di “un semplice geometra” prima ancora che uno storico o sociologo, agendo con profonda umiltà e disposizione verso il prossimo proprio per meglio raccogliere le testimonianze di vita che ricercava e incontrava, Nuto non poteva che ispirare un’opera non a carattere celebrativo, in linea con un pensiero concreto ma schietto, visivo e tuttavia, appunto, non monumentale.

L’abilità delle autrici nel rielaborare in maniera personale e contemporanea le tematiche della memoria femminile secondo questo “faro” guida è stata notevole. Le sculture – tre busti di donne dai volti miti ma realistici, che sembrano quasi poter parlare, con alcuni fori sul petto a simboleggiare la lotta e la fragilità – hanno trovato una felice collocazione nella baita dedicata all’ex sindaco di Rittana, Adriano Perona, adibita alle esposizioni temporanee. L’inaugurazione è avvenuta in una data fortemente simbolica e sentita dalla comunità “revelliana” (e non solo): il 21 luglio 2021, giorno di lancio radiofonico dal palco di borgata Paraloup del Festival delle Piccole storie, occasione di partecipazione di giovani cuneesi e torinesi all’evento Ad alta voce! e, non da ultimo, compleanno di Nuto Revelli. In quel pomeriggio di festa, attorno alla Baita Perona sono state raccontate le vicissitudini e la storia dell’opera collettiva, la cui realizzazione si è prolungata nel tempo ed è passata di mano in mano come una sorta di testimone. Anche le difficoltà tecniche incontrate dimostrano i valori e gli ideali che hanno ispirato l’opera, come l’esplosione durante la cottura di una delle statue, poi ricomposta dai suoi frammenti secondo l’arte giapponese del Kintsugi che valorizza le crepe di ciò che è rotto evidenziandole con il colore oro. Erano presenti di fronte al pubblico di Paraloup alcune delle autrici, le professoresse coordinatrici del progetto Elena Brunetti e Cristina Saimandi, i membri della Fondazione Nuto Revelli, tra cui Marco Revelli e Antonella Tarpino, che con gratitudine nei confronti di tutti coloro che hanno partecipato al progetto si sono complimentati per l’opera realizzata nello spirito del lavoro di Nuto.

Vi invitiamo tutti a salire a Paraloup per ammirare l’installazione!

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